Avan Guardia

La musica ha bisogno di avanguardia, e le avanguardie, per il discorso che facevo poc’anzi, hanno bisogno di avere spazi dove esprimersi. Essendosi ristretti i luoghi dove rivelare la propria arte, in alcuni casi si è pensato fosse necessario riunire dentro il perimetro estetico comune che la pensasse allo stesso modo. Accerchiate da molte forze, le cosiddette avanguardie hanno intrapreso una lotta di retroguardia che ha finito per isolarle ancora di più. Si dà il caso che se mi chiudo dentro un ambito in cui tutti la pensano come me, il mio ragionamento apparentemente sembrerà giusto, ma a lungo andare si esaurirà con l’esaurirsi del ricambio dei discepoli. Dall’autoreferenzialità di molte correnti musicali si è passati all’autarchia per poi approdare all’autolesionismo. La perdita di contatto con la realtà viene principalmente da qui. Non è detto che sia un male, a patto che vi sia la possibilità e lo spazio per il confronto e perché no, per lo scontro. Temo che i teatri, le istituzioni concertistiche, le orchestre, unitamente ai nuovi influencer su carta o a quelli digitali, non abbiano nessun interesse a che ciò accada. La musica, come tutti gli ambiti della società, vive un momento in cui la vicinanza ideale ai decisori conta di più che lo spirito che da essa promana e più dei suoi effetti che sono principalmente testimonianza.

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